La Giornata della Memoria

La settimana scorsa abbiamo visto un video, la testimonianza di una signora molto in gamba di 88 anni. La persona in questione è Liliana Segre, ebrea, sopravvissuta all’Olocausto.

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Aveva la nostra età, 13 anni, quando, nel 1944, fu deportata dal binario 21 della stazione Centrale di Milano, verso il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse ben sette giorni dopo. Fu separata dal padre, che non avrebbe rivisto mai più e marchiata con un numero, il 75190.

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Siamo stati colpiti nel profondo dalla sua testimonianza. Una delle cose che ci ha scandalizzati di più è stato quando ha raccontato che, durante lo spostamento da Auschwitz-Birkenau ad un altro campo di concentramento, le persone erano tutte in fila, una davanti all’altra e dovevano camminare, senza potersi mai fermare, nella neve, sotto la pioggia, affamate, infreddolite, dovevano camminare. Chi cadeva, veniva ucciso dalle guardie. Non ci si poteva fermare. E’ una cosa atroce, compiuta da persone senza cuore.

jbp3474.jpg (3946×2740)Liliana Segre, tutt’oggi, rimpiange il momento in cui non salutò la sua amica Jeanine, nell’istante in cui capì che lei non sarebbe stata più al suo fianco. Fu purtroppo portata via dalle guardie e Liliana fu, in quel momento, “indifferente”. In tutti questi anni si è sentita e si sente ancora in colpa per non averle detto nulla, neanche una parola, un saluto o un sorriso. 

Lei, durante quell’orrendo periodo, verso la fine, quando le guardie scappavano dai russi e dagli americani, ha avuto l’opportunità di uccidere una delle persone che l’aveva torturata: ha raccontato infatti che mentre una guardia si svestiva della divisa, la sua pistola è caduta ai piedi di Liliana. Per un attimo ha pensato di prendere quell’arma e di sparare, di vendicarsi così per tutto quello che lei e i suoi cari avevano subito. Alla fine, non lo ha fatto. Non lo ha fatto perché non era come loro, non era una persona orribile, senza cuore.

Lei era diversa, amava la pace e anche la libertà di scegliere di essere persone migliori.

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Liliana Segre ha subito la cattiveria e l’odio che un essere umano può dimostrare verso un altro essere umano considerato DIVERSO. 

Malgrado questo, ritornata a casa, ha potuto vivere la sua vita, ha trovato l’amore di un uomo meraviglioso che ha sposato e con un cui ha formato una famiglia.

                                                                            scritto da Giulia B. e Martina L. 2^E

 

 

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