Il progetto Green School

Di seguito vi proponiamo l’intervista alla prof Rota, referente del Progetto Green School.

-Buongiorno professoressa Rota, visto che lei è la referente del progetto Green School, potrebbe dirci di cosa tratta il progetto? 

Il progetto Green School è una specie di grande contenitore di interventi pratici, estremamente operativi, nella direzione della salvaguardia dell’ambiente. 

Questo progetto è una “strategia a tappeto” perché coinvolge un’intera comunità, nel nostro caso attraverso la partecipazione attiva di tutte le persone che nei diversi modi hanno a che fare con la nostra scuola, quindi alunni, genitori e tutto il personale. 

A differenza di altri progetti che si sviluppano di più sul piano culturale, ovvero su un insieme di informazioni che poi tocca a noi elaborare e archiviare per i nostri futuri comportamenti, Green School si caratterizza per la sua chiamata all’azione nell’immediato. 

Si basa sullo studio di una serie di comportamenti e sulla accurata misurazione di un “prima” e di un “dopo” in rapporto proprio alle spiegazioni che ti verranno fornite dai professori e che ti consentiranno di comprendere gli effetti benefici sull’ambiente che potrai ottenere con delle scelte definite virtuose. Queste scelte potranno costarti qualche sacrificio, però vedrai proprio come un premio, dati alla mano, i benefici che potrai dispensare a te stesso e agli altri. 

– Invece a cosa servono le tabelle che compiliamo a inizio lezioni e di cosa trattano? 

Le tabelle che abbiamo da poco compilato sono proprio un esempio di analisi di due fasi di lavoro separate. Devi sapere che questo studio avviene con il monitoraggio dell’Università dell’Insubria, che ha fornito i dati di rilevazione. 

Per tre settimane consecutive, sincronizzati in quasi tutto l’istituto, abbiamo studiato qualità e quantità dei rifiuti solidi prodotti al mattino in ciascuna classe. Il lavoro prevedeva di osservare, senza condizionare, il consumo libero della tipologia di alimento (merenda) preferito. 

Ora seguirà una fase di approfondimento, ovvero di spiegazioni che si addentrano nei temi ambientali. I professori ti spiegheranno innanzitutto cos’è l’impronta carbonica, che è il tema centrale del progetto, inoltre ti guideranno a riflettere sulla destinazione di tutto ciò che noi scartiamo e sul fatto che anche un piccolo involucro deve essere trattato, se si può si ricicla, se non è possibile va all’inceneritore, in entrambi i casi i processi di lavorazione comportano dei costi, consumano energia e producono scarichi nell’atmosfera.

Tornando alle tabelle, vedrai che la seconda fase del lavoro sarà molto interessante, perché queste verranno compilate in classe, osservando le variazioni che ogni piccolo rifiuto produce sul totale della giornata e della settimana. 

Sei d’accordo con me che tutti insieme possiamo vincere questa sfida e cercare di ridurre la produzione di rifiuti portando a scuola cibi senza confezionamento?

Attenzione però, non cibi “spacchettati” a casa prima di venire a scuola, ma merende che nascono senza confezione, magari uscite dal forno della nonna, se la mamma ha poco tempo perché lavora, oppure colte dalla pianta. Sicuramente ci guadagneremo anche in salute. Dobbiamo raccogliere le idee tutti insieme. 

– Parlando più nel personale, lei si preoccupa per l’ambiente, se sì, cosa fa per migliorarlo?

Io sono stata fortunata, mio papà da giovane lavorava negli USA e deve aver visto una società che si dirigeva verso delle criticità che nel nostro Paese non c’erano ancora. 

In famiglia siamo cresciuti con il mantra delle pratiche virtuose.

Naturalmente ho a cuore l’ambiente naturale, dal quale cerco di ricavare il maggiore benessere personale possibile e lo devo ricambiare con scelte rispettose. 

Negli anni, per preservare la salute, ho ascoltato con attenzione le risposte del mio corpo e ho messo a punto il mio sistema di vita preferito. Ti farò qualche esempio.

Solitamente cerco di vivere il più possibile con la luce naturale, d’inverno le giornate sono corte e ci si deve un po’ adattare, ma non mi vergogno a dire che d’estate mi sveglio presto anche quando sono in vacanza, mi godo le giornate intere e quando viene buio vado a dormire. 

Naturalmente uso l’automobile, ma quando mi è possibile mi sposto a piedi o in bicicletta.

Non amo il traffico e le code automobilistiche, che sono un aerosol di gas di scarico, pertanto il mio svago nei weekend è quello di camminare nei nostri boschi, che sono meravigliosi. 

Se devo recarmi in città, generalmente parcheggio in periferia e vado in centro a piedi o con i mezzi pubblici.Negli acquisti cerco di essere moderata, alle mode stravaganti ed ai capi estremamente attuali che in breve tempo diventano demodé e materiale da riciclaggio, prediligo i capi classici o sportivi unisex, che hanno vita più lunga.

Anche nell’alimentazione cerco di osservare dei criteri salutisti per me e per l’ambiente. Non mangio più tanta carne e mi affido ai consigli del Dott Berrino, uno dei massimi esperti mondiali di nutrizione e salute.

Quando vado a fare la spesa anch’io sono attratta dalle confezioni sbarluccicanti, ma prima di mettere un prodotto nel carrello leggo l’elenco degli ingredienti e quasi sempre lo rimetto sugli scaffali.  Cerco di evitare gli alimenti industriali e prediligo l’acquisto di materie prime per preparare in casa dolci e altri piatti.

In realtà non sono proprio così manichea, in casa mia puoi trovare anche la famosa bevanda americana tanto demonizzata, perché c’è chi la beve, ma non ho memoria dell’ultima volta che ne ho aperta una bottiglia per me stessa, forse è capitato al 1^gennaio di quest’anno, per favorire la digestione del pranzo inaugurale!

 

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